Luca Toschi parla di Comunicazione Generativa a Disconnect La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere

Genova 22 aprile 2016, Istituto Nino Bergese, Università degli studi di Genova. Luca Toschi presenta: La Comunicazione Generativa all’interno del ciclo di incontri Disconnect – La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere.

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Luca Toschi – Professore Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Direttore del Communication Strategies Lab dell’Università di Firenze

Persa nel mare magnum della comunicazione del nuovo millennio, tra smart phone, social network e siti web, la società 2.0 è nel pieno della rivoluzione digitale. Una rivoluzione che, tra pro e contro, sta trasformando il modo di comunicare tra gli esseri umani e i prodotti tecnologici che essi stessi hanno ideato. La nuova tecnologia ci permette una connessione continua con il web, un contenitore vorace di informazioni che immagazzina dati sempre più consistenti su ognuno di noi, dati indelebili, che danno origine a un flusso comunicativo continuo.

Se prima la comunicazione si muoveva su canali unidirezionali che contavano (per semplificare) su un’emittente attiva e un ricevente passivo, con la nascita dei new media (internet e derivati), la comunicazione si è fatta più complessa rendendo il destinatario del messaggio, un soggetto all’apparenza più attivo, ma ancora poco emancipato nei confronti del flusso informativo.

Luca Toschi, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e direttore del Communication Strategies Lab dell’Università di Firenze, ha parlato di Comunicazione Generativa durante il ciclo di incontri del progetto Disconnect – La Scuola e la Rete contro la Violenza di Genere, realizzato dal Festival dell’Eccellenza al Femminile.

Negli incontri, che hanno visto la partecipazione di studenti e docenti delle scuole superiori, nonché di professori universitari e iscritti all’albo dell’Ordine dei giornalisti della Liguria, il professor Toschi ha illustrato come le nuove tecnologie stiano drasticamente cambiando il modo in cui i flussi comunicativi influenzano la comunicazione generale. È infatti evidente che il non addetto ai lavori non consideri quanti dati su se stesso comunica alla rete quando è impegnato ad utilizzare i moderni sistemi di comunicazione digitale.

I dati immessi volontariamente o involontariamente nelle rete generano dati su di noi, sulle nostre abitudini sui nostri gusti, sulle nostre scelte, su tutto quello che direttamente o indirettamente, consapevolmente o inconsapevolmente, immettiamo nel mondo del web.

Il nome stesso della teoria ideata dal docente fiorentino è emblematica: Comunicazione Generativa. Una definizione che lascia intuire come la moderna comunicazione, più di quella dell’era pre digitale, sia in grado di generare dati capaci di comunicare molto più di quello che ogni singolo utilizzatore dei nuovi media sia intenzionato a fare.

Gli algoritmi ideati per analizzare e immagazzinare le informazioni che ogni utente digitale immette nella rete sono sempre più elaborati, precisi e specifici. Questo lo si può verificare tutti i giorni analizzando semplicemente come cambiano le informazioni e i suggerimenti che ci arrivano dalla rete subito dopo che la si è utilizzata. L’esempio dei pop up pubblicitari è quello più semplice e lampante: se si utilizza la rete per trovare informazioni su un determinato prodotto, la rete ci invia pubblicità su prodotti simili praticamente in tempo reale. E questo è solo un piccolo esempio di come la comunicazione generi comunicazione.

Questa rivoluzione digitale, che può far pensare a un futuro (ma anche a un presente), in grado di superare le intuizioni che George Orwell strutturò nel libro 1984, dove ipotizzava una società totalmente controllata dall’occhio vigile del Grande Fratello, non deve dar vita a sentimenti negativi nei confronti delle nuove tecnologie che possono, e devono, rappresentare una grande risorsa per il futuro della società.

Durante i suoi interventi all’interno del ciclo di incontri Disconnect – La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere Toschi ha sottolineato come in questo periodo storico sia importante emanciparsi dalla comunicazione digitale, controllando con consapevolezza quello che si immette nella rete e con quali modalità. Questo è utile soprattutto per scongiurare una nociva deriva comunicativa.

«La buona comunicazione genera risorse illimitate;
la cattiva comunicazione consuma senza limiti le risorse, a cominciare da quelle umane».

Questa frase, che si trova all’interno del volume: La Comunicazione Generativa, rappresenta uno dei perni attorno ai quali ruota la teoria del direttore del Communication Strategies Lab dell’Università degli studi di Firenze. Il controllo e il buon utilizzo della comunicazione non può che condurre a un miglioramento della vita di una società tecnologica.

Una nozione che Luca Toschi ha ben sottolineato ai giovani studenti delle scuole superiori intervenuti all’incontro sulla Comunicazione Generativa presso l’Istituto Nino Bergese di Sestri Levante, dove si è parlato anche di social network e del loro utilizzo.

Secondo il professore toscano i social network possono essere uno strumento capace di migliorare la socializzazione, se si decide di utilizzarli con consapevolezza e progettualità evitando che si tramutino in semplici sfogatoi virtuali.

Per Toschi le nuove tecnologie non possono sostituirsi all’uomo, perché sono figlie dell’uomo, di conseguenza i social media non possono in alcun modo sostituire la socializzazione tra le persone, ma devono contribuire a rafforzarla. Il concetto che sta alla base di questo pensiero è che non bisogna perdere di vista un assunto fondamentale: Sono le tecnologie a servire l’essere umano e non viceversa.

Articolo di Andrea Carozzi

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