Silvio Perrella ospite di Disconnect la Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere

Genova 5/05/2016. Silvio Perrella presenta il libro: Doppio Scatto, all’Università degli Studi di Genova. «L’idea di unire immagini e parole per raccontare una città come Napoli nasce dal mio essere viaggiatore e camminatore».

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Silvio Perrella – scrittore e critico Letterario ospite a Disconnect La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere

Silvio Perrella, scrittore e critico letterario nato a Palermo nel 1959 ma napoletano di adozione, è stato ospite del progetto pilota Disconnect la Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere, ideato dal Festival dell’Eccellenza al Femminile.

La mattina di giovedì 5 maggio, negli spazi dell’aula A della Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova, Perrella ha raccontato agli studenti genovesi il suo ultimo libro: Doppio Scatto, Bompiani Editore pag. 490 euro 19,00. Un viaggio all’interno della storia del capoluogo campano raccontato attraverso le suggestioni di immagini e parole che Perrella ha raccolto girando per i quartieri storici di Napoli armato esclusivamente di una macchina fotografica.

«L’idea di unire immagini e parole per raccontare una città come Napoli nasce dal mio essere viaggiatore e camminatore– racconta l’autore – quando vado in giro per le città mi viene voglia di portarmi a casa un frammento visivo e di guardarmelo con calma, anche dopo parecchio tempo».

Se gli antichi viaggiatori tenevano un diario di viaggio in cui annotavano impressioni e riflessioni arricchite da schizzi e disegni rappresentanti scorci, paesaggi e particolari di un luogo visitato, Perrella, si serve della macchina digitale, per far suo questo metodo al fine di raccontare Napoli da diversi punti di vista.

«Prima fotografo e poi scrivo – sottolinea l’autore di Doppio Scatto – spesso le immagini che raccolgo le lascio sedimentare nel buio della macchina fotografica per poi riguardarle in un secondo tempo finché uno di questi scatti non mi chiama a scrivere. Così è nato questo connubio tra scatto visivo e scatto verbale».

Il viaggio di Perrella passa attraverso le immagini di spazi antichi, di particolari che mostrano pietre consumate dal tempo capaci di raccontare, a chi riesce ad ascoltarle, la storia di Napoli: «a me piace il deposito che il tempo lascia sugli oggetti, sulle pietre – racconta lo scrittore – non vado alla ricerca di una documentazione del degrado per poi fare degli strilli giornalistici. Il mio intento è produrre conoscenza attraverso immagini di architetture. Una conoscenza che rappresenta il tentativo di fare emergere la forma di una città di cui si parla tantissimo: non c’è una persona che non abbia un idea di Napoli ma questa spesso non corrisponde alla realtà».

«C’è una discrasia, una schizofrenia, tra la rappresentazione della città e la città così come è – sottolinea Perrella – Il mio intento è quindi quello di lanciare un messaggio capace di fare aprire gli occhi sulla vera città e di far diffidare le persone dalle rappresentazioni mentali che hanno di Napoli. Rappresentazioni spesso anche estreme perse tra paradiso e inferno».

L’opera di Perrella utilizza le immagini per raccontare il movimento di una città secondo un metodo che l’autore definisce cinema frattale: «cinema fatto per frammenti come un mosaico mobile il cui scopo è mobilitare lo sguardo anche attraverso la rapidità’ di scrittura, perché lo scatto è sì il clik della macchina fotografica ma è anche lo scatto della prosa, tutti i pezzi scritti nel libro hanno la stessa lunghezza sono come dei sonetti in prosa».

Spesso le osservazioni verbali che accompagnano le immagini di Doppio Scatto non sono didascalie, ma frammenti di testo che raccontano quello che l’immagine non mostra e che Silvio Perrella ha visto e memorizzato nello stesso momento in cui la macchina digitale immortalava il soggetto da lui scelto.

Sensazioni e suggestioni che gli arrivano dal tempo, dal vissuto del soggetto preso in esame che l’autore sintetizza bene in questo pensiero: «Napoli è una città verticale una città in cui si stratifica il tempo. Quando passo dalla collina del Vomero al basso di via Toledo faccio un immersione nel tempo, proprio come fa una persona che si immerge nell’acqua di mare. Fare quel percorso per me è come fare un’ immersione nel liquido amniotico del tempo».

Raccontare la storia di una città attraverso suggestioni mentali e riflessioni sul tempo hanno portato l’autore nei quartieri più a rischio di Napoli dove Perrella ha trovato il giusto mood per portare a termine il suo lavoro.

«I quartieri più a rischio: Sanità, Miracoli e Monte Forcella sono luoghi dove io sento ancora nelle pietre una grande affabulazione, le pietre plasmate nei secoli dall’uomo si raccontano e ci raccontano».

«In particolare – racconta Perrella – il quartiere dei Miracoli è un luogo di grande bellezza chiuso tra la città, che appare di scorcio, e case abbandonate. È un luogo in cui convivono il naufragio del tempo e la possibilità che questo tempo si sostanzi».

Un elemento fondamentale delle opere di Perrella è l’importanza del viaggio inteso come percorso all’interno dello spazio tempo come sottolinea ancora l’autore di Doppio Scatto:
«Quello che io faccio in questo libro è un viaggio nel mondo del vicino trattato però come se fosse un universo dentro cui giungono tutte le città del mondo, dove il lontano viene attirato nel vicino».

Il viaggio per Perrella è quindi uno strumento per collegarsi con diversi stati della sensibilità umana, stati che appartengono al presente e al passato di ogni individuo: «ci sono dei viaggi nel lontano dove puoi trovare il tuo te stesso antico, recentemente sono andato a Tokio e passeggiando per le vie della città mi sono imbattuto in dei vicoletti che portavano a delle piccole case, mi sono sentito a casa mia, come se fossi in qualche quartiere di Napoli o di Palermo. Il viaggio è sempre un viaggio nello spazio ma anche nel tempo, nella memoria».

Ma c’è un segreto nel viaggiare che Perrella non esita a svelare: « il viaggio è capace di ridarci superficialità, ci spoglia dai pregiudizi che abbiamo suoi luoghi che conosciamo e ci ridà la purezza, la meraviglia della scoperta».

Intervista di Andrea Carozzi

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