Silvio Perrella ospite di Disconnect la Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere

Genova 5/05/2016. Silvio Perrella presenta il libro: Doppio Scatto, all’Università degli Studi di Genova. «L’idea di unire immagini e parole per raccontare una città come Napoli nasce dal mio essere viaggiatore e camminatore».

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Silvio Perrella – scrittore e critico Letterario ospite a Disconnect La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere

Silvio Perrella, scrittore e critico letterario nato a Palermo nel 1959 ma napoletano di adozione, è stato ospite del progetto pilota Disconnect la Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere, ideato dal Festival dell’Eccellenza al Femminile.

La mattina di giovedì 5 maggio, negli spazi dell’aula A della Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova, Perrella ha raccontato agli studenti genovesi il suo ultimo libro: Doppio Scatto, Bompiani Editore pag. 490 euro 19,00. Un viaggio all’interno della storia del capoluogo campano raccontato attraverso le suggestioni di immagini e parole che Perrella ha raccolto girando per i quartieri storici di Napoli armato esclusivamente di una macchina fotografica.

«L’idea di unire immagini e parole per raccontare una città come Napoli nasce dal mio essere viaggiatore e camminatore– racconta l’autore – quando vado in giro per le città mi viene voglia di portarmi a casa un frammento visivo e di guardarmelo con calma, anche dopo parecchio tempo».

Se gli antichi viaggiatori tenevano un diario di viaggio in cui annotavano impressioni e riflessioni arricchite da schizzi e disegni rappresentanti scorci, paesaggi e particolari di un luogo visitato, Perrella, si serve della macchina digitale, per far suo questo metodo al fine di raccontare Napoli da diversi punti di vista.

«Prima fotografo e poi scrivo – sottolinea l’autore di Doppio Scatto – spesso le immagini che raccolgo le lascio sedimentare nel buio della macchina fotografica per poi riguardarle in un secondo tempo finché uno di questi scatti non mi chiama a scrivere. Così è nato questo connubio tra scatto visivo e scatto verbale».

Il viaggio di Perrella passa attraverso le immagini di spazi antichi, di particolari che mostrano pietre consumate dal tempo capaci di raccontare, a chi riesce ad ascoltarle, la storia di Napoli: «a me piace il deposito che il tempo lascia sugli oggetti, sulle pietre – racconta lo scrittore – non vado alla ricerca di una documentazione del degrado per poi fare degli strilli giornalistici. Il mio intento è produrre conoscenza attraverso immagini di architetture. Una conoscenza che rappresenta il tentativo di fare emergere la forma di una città di cui si parla tantissimo: non c’è una persona che non abbia un idea di Napoli ma questa spesso non corrisponde alla realtà».

«C’è una discrasia, una schizofrenia, tra la rappresentazione della città e la città così come è – sottolinea Perrella – Il mio intento è quindi quello di lanciare un messaggio capace di fare aprire gli occhi sulla vera città e di far diffidare le persone dalle rappresentazioni mentali che hanno di Napoli. Rappresentazioni spesso anche estreme perse tra paradiso e inferno».

L’opera di Perrella utilizza le immagini per raccontare il movimento di una città secondo un metodo che l’autore definisce cinema frattale: «cinema fatto per frammenti come un mosaico mobile il cui scopo è mobilitare lo sguardo anche attraverso la rapidità’ di scrittura, perché lo scatto è sì il clik della macchina fotografica ma è anche lo scatto della prosa, tutti i pezzi scritti nel libro hanno la stessa lunghezza sono come dei sonetti in prosa».

Spesso le osservazioni verbali che accompagnano le immagini di Doppio Scatto non sono didascalie, ma frammenti di testo che raccontano quello che l’immagine non mostra e che Silvio Perrella ha visto e memorizzato nello stesso momento in cui la macchina digitale immortalava il soggetto da lui scelto.

Sensazioni e suggestioni che gli arrivano dal tempo, dal vissuto del soggetto preso in esame che l’autore sintetizza bene in questo pensiero: «Napoli è una città verticale una città in cui si stratifica il tempo. Quando passo dalla collina del Vomero al basso di via Toledo faccio un immersione nel tempo, proprio come fa una persona che si immerge nell’acqua di mare. Fare quel percorso per me è come fare un’ immersione nel liquido amniotico del tempo».

Raccontare la storia di una città attraverso suggestioni mentali e riflessioni sul tempo hanno portato l’autore nei quartieri più a rischio di Napoli dove Perrella ha trovato il giusto mood per portare a termine il suo lavoro.

«I quartieri più a rischio: Sanità, Miracoli e Monte Forcella sono luoghi dove io sento ancora nelle pietre una grande affabulazione, le pietre plasmate nei secoli dall’uomo si raccontano e ci raccontano».

«In particolare – racconta Perrella – il quartiere dei Miracoli è un luogo di grande bellezza chiuso tra la città, che appare di scorcio, e case abbandonate. È un luogo in cui convivono il naufragio del tempo e la possibilità che questo tempo si sostanzi».

Un elemento fondamentale delle opere di Perrella è l’importanza del viaggio inteso come percorso all’interno dello spazio tempo come sottolinea ancora l’autore di Doppio Scatto:
«Quello che io faccio in questo libro è un viaggio nel mondo del vicino trattato però come se fosse un universo dentro cui giungono tutte le città del mondo, dove il lontano viene attirato nel vicino».

Il viaggio per Perrella è quindi uno strumento per collegarsi con diversi stati della sensibilità umana, stati che appartengono al presente e al passato di ogni individuo: «ci sono dei viaggi nel lontano dove puoi trovare il tuo te stesso antico, recentemente sono andato a Tokio e passeggiando per le vie della città mi sono imbattuto in dei vicoletti che portavano a delle piccole case, mi sono sentito a casa mia, come se fossi in qualche quartiere di Napoli o di Palermo. Il viaggio è sempre un viaggio nello spazio ma anche nel tempo, nella memoria».

Ma c’è un segreto nel viaggiare che Perrella non esita a svelare: « il viaggio è capace di ridarci superficialità, ci spoglia dai pregiudizi che abbiamo suoi luoghi che conosciamo e ci ridà la purezza, la meraviglia della scoperta».

Intervista di Andrea Carozzi

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Luca Toschi parla di Comunicazione Generativa a Disconnect La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere

Genova 22 aprile 2016, Istituto Nino Bergese, Università degli studi di Genova. Luca Toschi presenta: La Comunicazione Generativa all’interno del ciclo di incontri Disconnect – La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere.

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Luca Toschi – Professore Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Direttore del Communication Strategies Lab dell’Università di Firenze

Persa nel mare magnum della comunicazione del nuovo millennio, tra smart phone, social network e siti web, la società 2.0 è nel pieno della rivoluzione digitale. Una rivoluzione che, tra pro e contro, sta trasformando il modo di comunicare tra gli esseri umani e i prodotti tecnologici che essi stessi hanno ideato. La nuova tecnologia ci permette una connessione continua con il web, un contenitore vorace di informazioni che immagazzina dati sempre più consistenti su ognuno di noi, dati indelebili, che danno origine a un flusso comunicativo continuo.

Se prima la comunicazione si muoveva su canali unidirezionali che contavano (per semplificare) su un’emittente attiva e un ricevente passivo, con la nascita dei new media (internet e derivati), la comunicazione si è fatta più complessa rendendo il destinatario del messaggio, un soggetto all’apparenza più attivo, ma ancora poco emancipato nei confronti del flusso informativo.

Luca Toschi, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e direttore del Communication Strategies Lab dell’Università di Firenze, ha parlato di Comunicazione Generativa durante il ciclo di incontri del progetto Disconnect – La Scuola e la Rete contro la Violenza di Genere, realizzato dal Festival dell’Eccellenza al Femminile.

Negli incontri, che hanno visto la partecipazione di studenti e docenti delle scuole superiori, nonché di professori universitari e iscritti all’albo dell’Ordine dei giornalisti della Liguria, il professor Toschi ha illustrato come le nuove tecnologie stiano drasticamente cambiando il modo in cui i flussi comunicativi influenzano la comunicazione generale. È infatti evidente che il non addetto ai lavori non consideri quanti dati su se stesso comunica alla rete quando è impegnato ad utilizzare i moderni sistemi di comunicazione digitale.

I dati immessi volontariamente o involontariamente nelle rete generano dati su di noi, sulle nostre abitudini sui nostri gusti, sulle nostre scelte, su tutto quello che direttamente o indirettamente, consapevolmente o inconsapevolmente, immettiamo nel mondo del web.

Il nome stesso della teoria ideata dal docente fiorentino è emblematica: Comunicazione Generativa. Una definizione che lascia intuire come la moderna comunicazione, più di quella dell’era pre digitale, sia in grado di generare dati capaci di comunicare molto più di quello che ogni singolo utilizzatore dei nuovi media sia intenzionato a fare.

Gli algoritmi ideati per analizzare e immagazzinare le informazioni che ogni utente digitale immette nella rete sono sempre più elaborati, precisi e specifici. Questo lo si può verificare tutti i giorni analizzando semplicemente come cambiano le informazioni e i suggerimenti che ci arrivano dalla rete subito dopo che la si è utilizzata. L’esempio dei pop up pubblicitari è quello più semplice e lampante: se si utilizza la rete per trovare informazioni su un determinato prodotto, la rete ci invia pubblicità su prodotti simili praticamente in tempo reale. E questo è solo un piccolo esempio di come la comunicazione generi comunicazione.

Questa rivoluzione digitale, che può far pensare a un futuro (ma anche a un presente), in grado di superare le intuizioni che George Orwell strutturò nel libro 1984, dove ipotizzava una società totalmente controllata dall’occhio vigile del Grande Fratello, non deve dar vita a sentimenti negativi nei confronti delle nuove tecnologie che possono, e devono, rappresentare una grande risorsa per il futuro della società.

Durante i suoi interventi all’interno del ciclo di incontri Disconnect – La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere Toschi ha sottolineato come in questo periodo storico sia importante emanciparsi dalla comunicazione digitale, controllando con consapevolezza quello che si immette nella rete e con quali modalità. Questo è utile soprattutto per scongiurare una nociva deriva comunicativa.

«La buona comunicazione genera risorse illimitate;
la cattiva comunicazione consuma senza limiti le risorse, a cominciare da quelle umane».

Questa frase, che si trova all’interno del volume: La Comunicazione Generativa, rappresenta uno dei perni attorno ai quali ruota la teoria del direttore del Communication Strategies Lab dell’Università degli studi di Firenze. Il controllo e il buon utilizzo della comunicazione non può che condurre a un miglioramento della vita di una società tecnologica.

Una nozione che Luca Toschi ha ben sottolineato ai giovani studenti delle scuole superiori intervenuti all’incontro sulla Comunicazione Generativa presso l’Istituto Nino Bergese di Sestri Levante, dove si è parlato anche di social network e del loro utilizzo.

Secondo il professore toscano i social network possono essere uno strumento capace di migliorare la socializzazione, se si decide di utilizzarli con consapevolezza e progettualità evitando che si tramutino in semplici sfogatoi virtuali.

Per Toschi le nuove tecnologie non possono sostituirsi all’uomo, perché sono figlie dell’uomo, di conseguenza i social media non possono in alcun modo sostituire la socializzazione tra le persone, ma devono contribuire a rafforzarla. Il concetto che sta alla base di questo pensiero è che non bisogna perdere di vista un assunto fondamentale: Sono le tecnologie a servire l’essere umano e non viceversa.

Articolo di Andrea Carozzi

Arriva il questionario di Disconnect – La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere

Il Festival dell’Eccellenza al Femminile ha elaborato e diffuso presso le scuole e le università un questionario atto a raccogliere i dati utili per il progetto Disconnect La Scuola e la Rete Contro la violenza di Genere che trovate qui sotto.

Il questionario, scaricabile sul sito del Festival dell’Eccellenza al Femminile, è stato formulato per essere compilato da studenti, docenti, e da tutti coloro a cui stanno a cuore le tematiche affrontate dal progetto Disconnect – La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere, che con l’incontro di mercoledì 23 marzo, ore 17, nella Sala Ottagonale del Centro Civico Buranello sta entrando nella sua fase centrale. Il documento dovrà essere compilato e consegnato in forma cartacea durante gli incontri o inviato via mail a segreteria@eccellenzalfemminile.it. Contiamo sulla vostra collaborazione.
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Ilaria Caprioglio per Disconnect: «I giovani basano la propria autostima su like e follower»

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Ilaria Caprioglio, avvocato, ed ex modella

 

Violenza di genere e cyberbullismo, questi sono i temi portanti di Disconnect – La Scuola e la rete contro la Violenza di Genere, il progetto pilota ideato dal Festival dell’Eccellenza al Femminile che si pone l’obbiettivo di sensibilizzare diversi soggetti sociali quali studenti, docenti, famiglie e opinione pubblica sul problema della violenza tra i giovanissimi. 

Ilaria Caprioglio, avvocato e scrittrice attenta alle tematiche giovanili,  è uno dei punti di riferimento del progetto Disconnect La Scuola e la Rete conto la Violenza di Genere che partirà il 14 marzo 2016 alle 17, con una tavola rotonda alla Biblioteca Berio di Genova. Noi del blog metticcilcuoreanchetu abbiamo deciso di rivolgere all’avvocato ed ex modella qualche domanda relativa alla violenza in rete , ecco cosa ci ha risposto.

1) Quanto è grave il fenomeno della violenza in rete e quali conseguenze psicologiche ha sui giovani che ne sono vittime?

Secondo i recenti dati forniti dall’organizzazione internazionale Save the Children per i 2/3 dei minori italiani il cyberbullismo rappresenta la più grave minaccia che aleggia nella loro vita e arriva a compromettere il rendimento scolastico, a ridurre il desiderio di frequentazione sociale comportando, in taluni casi, gravi conseguenze psicologiche quali la depressione, l’autolesionismo o i disturbi del comportamento alimentare.

2) Il bullismo c’è sempre stato, il cyberbullismo è un fenomeno recente. È possibile che il secondo sia più invasivo perché mette a nudo chi ne è vittima sulla piazza virtuale dei social network, nonostante il primo sia più diretto? E quali sono le differenze sostanziali tra il “bullismo storico” e quello che trova nei social network il suo campo di battaglia?

Sicuramente il cyberbullismo è più invasivo del bullismo non solo in quanto l’atto viene documentato da immagini o video che rappresentano per il carnefice un trofeo da esibire in rete attraverso i social network o le chat di gruppo come quelle di WhatsApp che fungono da cassa di risonanza ma, soprattutto, perché segue la vittima ovunque, non resta relegato in un determinato contesto quale il cortile della scuola o gli spogliatoi della palestra. Il soggetto preso di mira da questa gogna mediatica porta sempre con sé lo strumento che la veicola, lo smartphone, e da quello strumento sovente non è in grado di prescindere; molti giovani si consegnano al loro aguzzino in quanto non hanno la forza di cancellarsi dalla chat o dalla piattaforma dove si infierisce contro di lui: per un ragazzo essere online significa esistere, non essere tagliato fuori dal gruppo, avere una identità.

3) Molte condotte negative portate avanti su internet da ragazzi e ragazze avvengono in anonimato. Quali sono le motivazioni che spingono un adolescente a ferire e danneggiare un proprio coetaneo senza mostrarsi?

I giovani spesso fanno naufragio sulla piattaforma di Ask for me: un social network, nato nel 2010 in Lettonia, basato sulle domande e sulle risposte degli oltre sessantacinque milioni di utenti, per la maggior parte adolescenti in fuga da Facebook frequentato da troppi genitori e privo, per il momento, dell’opzione che garantisca l’anonimato. Complice proprio l’ambita possibilità di askare in forma anonima e di seguire gli amici senza che questi lo sappiano, Ask.fm è diventato il regno dei cyberbulli che feriscono i coetanei più fragili, quelli non omologati al gruppo, mossi dagli stessi meccanismi che spingono gli adulti all’intolleranza digitale, sdoganata da un linguaggio insultante e aggressivo, che si fa strada a colpi di tweet misogini, razzisti, omofobi, antisemiti tutti figli dell’odio che online è alimentato proprio dalla de-individuazione dell’autore.

4) Quanto la ricerca del consenso sui social network sta scollando le nuove generazioni dalla realtà? E perché il consenso o comunque l’interazione con le piattaforme social è così importante per gli adolescenti di oggi? Ritiene possibile affermare che i social network hanno cambiato la socializzazione giovanile.

Ormai molti giovani basano la propria autostima sui like che ricevono o sui followers che possono annoverare, per loro non esiste differenza fra il mondo reale e quello virtuale anzi tendono a rifugiarsi nel secondo alla ricerca di dialogo e appartenenza salvo, poi, raccogliere insulti e scherzi pesanti capaci di innescare le reazioni smisurate tipiche dell’adolescenza. Gli attuali adolescenti stanno, quindi, sperimentando una nuova forma di socialità consumata online che attribuisce al gruppo una funzione preponderante. E’ diventato  fondamentale, ormai, appartenere a una determinata comunità e per raggiungere tale scopo il giovane deve omologarsi nei gusti o nei comportamenti, evitando lo scontro o il dissenso, al fine di conformarsi all’opinione di colui che viene individuato attraverso il numero di like come un leader digitale. Paradossalmente l’eccesso di libertà, correlato a un allentamento di controllo a livello sociale, ha reso tutti vittime del desiderio di uniformità. All’interno di simili agglomerati virtuali gli adolescenti assumono le sembianze di un gregge formatosi per placare l’ansia di appartenenza, nonostante esso rappresenti un insieme di individui isolati che si muovono allo stesso modo senza, tuttavia, condividere realmente nulla eccetto la volontà di non venire stigmatizzati ed esclusi in quanto diversi.

5) Cosa spinge il branco digitale a non fermarsi anche quando le persecuzioni sui social diventano insostenibili per le vittime?

Il branco digitale, come qualsiasi branco, non medita sulle conseguenze delle proprie azioni, agisce spinto dal consenso di tutti i suoi componenti insensibile a qualsiasi atteggiamento empatico che lo farebbe fermare a riflettere, prima di schiacciare sul tasto invio, sulle parole appena scritte e sull’effetto che quelle parole potrebbero sortire sulla vittima prescelta. Come aveva scritto Carolina la quattordicenne che si è tolta la vita dopo che l’ex fidanzato in occasione di una festa, insieme ad altri amici, aveva approfittato di lei ubriaca sottoponendola a insulti e violenze debitamente filmati per poi essere postati su Facebook: “… le parole fanno più male delle botte…”.

6) La scuola e i suoi docenti sono preparati sul linguaggio social o sono anche essi vittime del gap tecnologico? E cosa dovrebbero fare gli adulti per educare i giovani ad un uso corretto dei social network?

I docenti sono quasi sempre i primi a percepire la situazione di disagio che sta vivendo un giovane, tuttavia pochi sono preparati, in quanto adulti e quindi migranti digitali, a parlare il linguaggio dei nativi digitali e a porre in essere strategie di prevenzione su queste problematiche. Si può affermare come il crescente fenomeno del cyberbullismo sia in parte alimentato proprio dalla scarsa attenzione che insegnanti e genitori rivolgono al mondo del web che, sovente, non conoscono o rifiutano a priori o, addirittura, usano con superficialità e scarsa avvedutezza come i ragazzi. I giovani sono, dunque, lasciati soli in balia di questo mare magnum, virtuale ma ricco di insidie reali. E’ fondamentale, quindi, abbattere il muro che separa il mondo adulto, quello dei migranti digitali nati in un mondo analogico e cartaceo, dai nativi digitali che sanno parlare il linguaggio digitale e sanno destreggiarsi molto bene nell’universo virtuale senza, tuttavia, porre in essere le dovute misure precauzionali dettate da un’accortezza e una prudenza che ancora difetta in loro per via della giovane età. Da qui l’importanza e la necessità di progetti, rivolti agli studenti, finalizzati a informare sui pericoli della Rete per evitare che quest’ultima, da formidabile strumento conoscitivo e di apprendimento, si trasformi in una trappola per pesci sprovveduti, non seguiti correttamente dalle figure adulte di riferimento. Ma, soprattutto, sono fondamentali i momenti volti a veicolare una nuova cultura del rispetto per le differenze la cui negazione è alla base di tutti i fenomeni di cyberbullismo.

 

 

Disconnect parte il progetto contro la violenza di genere per riconnettersi alla vita

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Consuelo Barilari dir. FeF, Ilaria Cavo Assessore alla Comunicazione, Formazione, Politiche Giovanili della Regione Liguria, Licia Casali Segretaria dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria e Chiara Frino avvocato civilista

Formazione, peer education, dialogo e rispetto dei propri e degli altrui sentimenti. Questi sono gli elementi che caratterizzano Disconnect – La Scuola e la Rete contro la Violenza di Genere, il progetto pilota (in programma dal 14 marzo al 17 maggio) rivolto agli studenti e ai docenti delle scuole liguri, ma anche ai giornalisti, che sempre più spesso si trovano a raccontare fatti di violenza di genere con protagonisti sempre più giovani.

Ideato e progettato dal Festival dell’Eccellenza al Femminile, Disconnect è un progetto studiato per affrontare il problema della Violenza di Genere da diversi punti di vista, in una modalità multitasking, che rispecchia lo stile comunicativo dei ragazzi a cui è rivolto.

Una serie di incontri nelle scuole, negli spazi pubblici che hanno come obbiettivo quello di dare risposte concrete a un tema come quello della violenza di genere che nella moderna società, ormai sempre più soggetta al web, trova terreno fertile anche all’interno dei social network, le moderne piazze virtuali in cui si  consumano feroci atti di cyberbullismo con la condivisione di filmati e contenuti atti a perseguitare e mettere alla gogna chi ne è, suo malgrado protagonista. Disconnect-La Scuola e la rete contro la Violenza di Genere conta sulla partecipazione di esperti d’eccellenza nel campo della comunicazione, e della formazione, tra cui si segnalano Luca Toschi professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e direttore del Comunication Strategies Lab dell’Università di Firenze, autore del libro La Comunicazione Generativa, un testo che illustra il ruolo della moderna comunicazione nella società contemporanea.

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Veronica Pivetti – Testimonial Disconnect

La squadra di Disconnect – La Scuola e la Rete contro la Violenza di Genere conta anche sulla partecipazione di Cinzia Mammolliti criminologa e di Ilaria Caprioglio scrittrice e opinionista sulle tematiche legate al mondo giovanile. Testimonial del progetto è invece Veronica Pivetti l’attrice e regista che ha recentemente portato nelle sale le problematiche legate all’identità di genere nel mondo dei giovanissimi con il film Né Giulietta Né Romeo.

 

Programma degli incontri di Disconnect  – La Scuola e la Rete Contro la Violenza di Genere

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Modulo 1 – Lunedì 14 marzo Ore 17 – Sala Chierici Biblioteca Berio
Tavola rotonda – DISCONNECT CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE
METTICI IL CUORE ANCHE TU

Presentazione del progetto. Saluto di Dino Frambati (Vice Presidente Ordine dei Giornalisti della Liguria) Presenta Silvana Zanovello (giornalista di Repubblica). Con  Consuelo Barilari (Festival Dell’Eccellenza al Femminile), Giovanna Badalassi, (statistiche di genere WISTER Roma),  Ilaria Caprioglio (avvocato e scrittrice), Umberto Rapetto (Generale Guardia di Finanza gruppo Anticrimine), Rachele Donnini (psicologa, Sert di Savona), Chiara Frino (Avvocato), Angelo Capizzi (Preside Istituto Bergese Einauidi Casaregis). L’incontro vuole indagare sulla violenza di genere tra i giovani nelle scuole e in famiglia, con proposte formative e preventive che verranno  approfondite nei singoli incontri del progetto DISCONNECT CONTRO LA VIOLENZA DI GENERERivolto a insegnanti e famiglie.

Modulo 2 Venerdì 23 marzo Ore 17 –  Centro Civico Buranello Sampierdarena
Incontro – SCUOLA SICURA E VIOLENZA DI GENERE

Saluto  Maria Elena Buslacchi (Assessore alla Cultura Municipio di Sampierdarena). Con Chiara Frino (avvocato), Emma Pietrafesa (ricercatrice Wister), Adele De Leo Casale, Referente Nazionale FIDAPA della Commissione “Carta dei Diritti della Bambina, Alessandra Tirelli, sportello ascolto Istituto Alberghiero Bergese.
Quali sono i diritti e i doveri di scuola e famiglia nei casi di violenza di genere a scuola e in rete. L’incontro fornisce informazioni su Social Network e sicurezza informatica per la famiglia spiegate da un’esperta internazionale delle nuove tecnologie. Analisi in chiave legislativa degli strumenti di difesa della privacy in rete e sui social network, focus sulle conseguenze di un utilizzo sbagliato delle piattaforme social in rete.Rivolto a insegnanti, giornalisti e  famiglie.

Modulo 3 – Giovedì 7 aprile 2016 Ore 9.30 – Istituto Nino Bergese
Laboratorio territoriale  PEER EDUCATION LA CULTURA DEL RISPETTO

Con Ilaria Caprioglio (scrittrice), Rachele Donnini Psicologa Sert Savona, con la partecipazione dei  peer educator dalle scuole della Liguria.
La nuova frontiera della comunicazione tra i giovani e per i giovani  è la peer education l’antidoto alla  violenza e all’odio in rete, a scuola e sui social network. Un gruppo di Giovani peer educator formati dal Sert di Savona si interfaccia con gli alunni delle scuole per spiegare gli effetti negativi della violenza in rete e di come difendersi da attacchi mediatici e sociali. Rivolto agli studenti  

Modulo 4 – Venerdì 22 aprile Ore 10 – Istituto Nino Bergese
Incontro seminario LA COMUNICAZIONE GENERATIVA

Con Luca Toschi Presidente del Laboratories Strategies Lab UniFi,
Educazione alla rete e  al rispetto attraverso i processi di comunicazione generativa. Come i ragazzi possono utilizzare un libro (La comunicazione generativa) e un luogo in Rete (ComunicazioneGenerativa.org)  per fare comunicazione, nel rispetto di se e degli altri e continuare a studiarla. Come è cambiata la comunicazione nel mondo di internet e dove sta andando il flusso comunicativo? Analisi sulla comunicazione e sui suoi effetti nella società in questo periodo storico di sovra informazione. Rivolto agli studenti

Modulo 5 – Venerdì 22 aprile Ore 15 – Dipartimento di Scienze Umanistiche Università degli Studi di Genova Incontro e presentazione del libro LA COMUNICAZIONE GENERATIVA

Con Luca Toschi Presidente del Laboratories Strategies Lab di Firenze UniFi Licia Casali segretaria dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria. La comunicazione, forza generatrice della società contemporanea può portare messaggi positivi e valori condivisi? Come controllare il nascere e lo svilupparsi dei flussi comunicativi nell’era di interne? La risposta la fornisce  il massimo esperto in Italia di evoluzione dei processi comunicativi. Luca Toschi l’uomo che ha studiato la Comunicazione Generativa presenterà il libro con l’analisi delle  moderne tecniche di comunicazione. Rivolto a studenti universitari, giornalisti e docenti

Modulo 6 – Martedì 26 aprile Ore 17 – Biblioteca Universitaria di Genova Seminario/presentazione del libro   INTERVISTA A UN NARCISISTA PERVERSO

Con Cinzia Mammolliti (criminologa) La Criminologa Cinzia Mammoliti esporrà le dinamiche che caratterizzano la psiche di un persecutore seriale autore di ripetuti atti di violenza, attraverso il suo ultimo libro Intervista a un narcisista perverso – viaggio nella mente di un sadico seriale. Analizzare il profilo del persecutore seriale, affrontare il tema della violenza di genere nei media e nei canali di comunicazione, riconoscere i comportamenti e gli schemi di chi è autore di atti di violenza rappresentano punti di partenza nel campo della prevenzione di atti di violenza di genere e uno strumento di difesa. Rivolto ai  docenti e giornalisti

Modulo 7 – Giovedì 5  maggio Ore 16 Scuola di Scienze Umanistiche- Università di Genova  Seminario  DOPPIO SCATTO  ALLA BELLEZZA.  L’ EDUCAZIONE E PREVENZIONE ALLA  VIOLENZA

Con Silvio Perrella, scrittore; Maurizio Maggiani, scrittore. Lo stupore dei sentimenti attraverso le immagini e le parole di Doppio Scatto, un percorso di più linguaggi  che Silvio Perrella e Maurizio Maggiani fanno dentro l’anima delle loro città Genova e Napoli. Dialogo di immagini, emozioni e  sentimenti contrastanti si intrecciano per raccontare la bellezza, questo messaggio diventa lo strumento universale per entrare in armonia con l’altro. Dalla Comunicazione Generativa nasce la proposta di modelli alternativi di educazione all’ascolto delle emozioni positive e dei propri sentimenti.  Educare i giovani alla bellezza per mettere in contatto le nuove generazioni con i propri sentimenti e le proprie emozioni. Laboratorio educativo artistico. Rivolto a studenti e docenti.

Modulo 8 – 6  maggio ore 10.30 –  Istituto Nino Bergese – Incontro laboratorio per studenti PIU’ SICURI IN RETE CONSAPEVOLEZZA E LIBERTA’ DIGITALE

Intervengono: Emma Pietrafesa ricercatrice WISTER Sonia Montegiove informatica WISTER. Come vivere più sicuri nel mondo virtuale  e come  gestire  i comportamenti utili a difendere la privacy e la reputazione in Rete? La Rete ricorda, conserva a lungo termine tutto ciò che scriviamo, commentiamo e filmiamo per poi condividere. In Rete siamo ciò che condividiamo. Questo modulo è stato pensato per aiutare i giovani a Individuare regole di comportamento adeguate, all’interno dei social network per far si che si utilizzino gli strumenti di condivisione con consapevolezza e competenza senza correre rischi. Rivolto a studenti

Modulo 9 – Martedì 17 maggio Ore 10 – Teatro della Gioventù Giornata conclusiva
Incontro e dibattito
con Veronica Pivetti attrice regista e testimonial del progetto Proiezione del film NÉ GIULIETTA NÉ ROMEO.

Con  Veronica Pivetti, Giovanna Gra (produttrice cinematografica) e gli attori del film.
Il percorso dell’adolescenza con le sue passioni e le sue sfide raccontato attraverso il linguaggio cinematografico. La Pivetti la prof televisiva più amata dal pubblico italiano presenta l’adolescenza disturbata di chi nasconde la propria identità, un tema delicato di una sessualità incompresa, che la Pivetti racconta con  toni brillanti da commedia.
Evento di chiusura del Progetto per presentare i risultati derivati dall’analisi delle schede compilate dai ragazzi dopo le attività di laboratorio nelle classi per sondare l’opinione rispetto ai pregiudizi e al livello della consapevolezza sul tema della violenza di genere.

Gli amici del Festival dell’Eccellenza al Femminile sono invitati a partecipare numerosi 

 

 

 

Enrica Musante la chocolatier della Buffa Cioccolata si racconta

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Una borsetta al cioccolato della cioccolateria Buffa, anche l’occhio vuole la sua parte

La storia di Enrica Musante è quella di un’ eccellenza al femminile tutta genovese. Partita come fornitrice di prodotti dolciari alle pasticcerie della Superba degli anni ’70 con il nome di Kiwi di Musante Enrica, e approdata alla gestione dell’antica e rinomata Buffa Ciccolato, una piccola bottega dalla grande tradizione che ha sede in via Fiasella 9, nel cuore pulsante dell’area commerciale genovese.

Tante sono le prelibatezze e le leccornie che si possono gustare da Buffa cioccolato dalla cioccolata calda, fatta solo con ingredienti genuini, alle tavolette di cioccolato semplici o aromatizzate tra cui spicca quella al Primigenio fatta con cacao purissimo

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La vetrina della Buffa Cioccolato a San Valentino

Enrica Musante incarna perfettamente lo spirito della donna imprenditrice che è stata capace di inventarsi e reinventarsi, ma soprattutto di realizzare gustose ricette che hanno come base il cacao in tutte le sue forme:«ho cominciato leggendo antichi libri di ricette anche in francese – racconta Musante – quando ho iniziato non era facile come ora trovare dei testi con ricettari completi sulla cioccolateria, e quindi era importante  scambiarsi informazioni con gli artigiani in attività, è stato un bel percorso».

Infatti, fino a non molti anni fa, la formazione di un chocolatier  avveniva tramite gli studi in bottega come continua a raccontare Enrica Musante: «ci si incontrava in laboratorio e ci si scambiava i saperi di quest’antica arte».

Il segreto del successo per un creatore di dolci risiede anche nel capire in che modo cambiano i gusti dei clienti con il passare degli anni, perché ogni cosa è in movimento e incline al cambiamento, anche i gusti delle persone.  «Negli anni i gusti dei clienti si aggiustano – sottolinea l’artigiana del cioccolato – adesso ad esempio si sta virando verso l’amaro mentre fino a un po’ di anni fa le persone ricercavano sapori molto più zuccherini».

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La Pressata Genovese nella sua tipica confezione

Un altro segreto per non deludere chi si fida e apprezza i prodotti di un’antica e rinomata bottega come Buffa Cioccolato è quello di utilizzare, senza se e senza ma, ingredienti genuini e di prima qualità, come  la stessa Musante racconta: «utilizziamo solo prodotti igp e limitiamo moltissimo l’utilizzo di oli di palma e grassi idrogenati».

Una delle creazioni geniali dell’artigiana del cioccolato è sicuramente la Pressata Genovese, il dolce che ha rappresentato la Liguria all’Expo di Milano nel 2015 e che si è aggiudicato il premio Millenium Dessert.

Questo particolare dolce ideato da Enrica Musante ha la peculiarità di essere un vero e proprio dessert cangiante: «un morso non è mai uguale a quello precedente ne a quello successivo» commenta soddisfatta la chocolatier. Il segreto sta nella composizione della Pressata che riesce a unire  la prelibatezza del torrone, la base del dolce è il cioccolato alla gianduia,  alla tradizione del pandolce genovese, al suo interno sono presenti nocciole, pinoli, frutta secca, canditi, ma anche riso soffiato e frutta disidratata, per un sapore che lascia sorpresi ad ogni morso.

La creazione della Pressata Genovese è stata lunga e laboriosa come ci tiene a raccontare la Musante:«non è stato semplice raggiungere il risultato finale. Doveva essere un prodotto piacevole, non troppo dolce, quindi l’impasto è stato modificato più volte, inoltre – continua la cholocatier – abbiamo dovuto tarare la lavorazione della Pressata su lotti da quattro chili perché gli ingredienti che la compongono hanno un peso specifico diverso e se si superano i quattro chili di composto non si amalgamano bene».

Le varie prove con cui è nata la Pressata Genovese non fanno altro che sottolineare quanto lavoro ci sia dietro alla creazione di dolci artigianali che nascono all’interno di piccole botteghe dalla grande tradizione.

Il nome stesso della Pressata Genovese deriva dalla storia della cucina ligure che conta su molti prodotti pestati come la salsa di noce o il pesto mentre la varietà di ingredienti che ne compongono il ripieno ricordano addirittura la cima, uno dei piatti di pregio della cucina ligure di cui la Pressata Genovese sembra quasi alter ego dolce.